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il Diario di quegli anni lì...
<< Lecce 1995... Disegno e scrivo delle storie a fumetti per conto mio, qualcosa la espongo nelle rassegne sull’illustrazione promosse dall'editore “Il Balocco Leccese “ e dalla libreria “Liberrima”. Partecipo a concorsi di fumetto ed espongo all’Expo Comix di Bari una storia che qualcuno etichetta “alla Andrea Pazienza”. Qualcun altro decide di aiutarmi ed inventa un articolo-intervista su di me. Su un periodico locale esce un trafiletto con foto a colori del sottoscritto dal fantasioso titolo: “Enzo De Giorgi: non solo fumetti” contenente i miei buoni propositi di paladino del colore e cazzate varie. Una cosa però il giornalista de “La Notizia” l’ha colta: sto dipingendo il trittico “Incubo numero zero”: faccio qualcosa in cui credo. Espongo il mio trittico ispirato liberamente alla canzone omonima di Claudio Lolli in una collettiva di pittori, fumettisti ed illustratori emergenti. Il mio quadro è accolto favorevolmente dai pochi visitatori della mostra, strategicamente allestita in via D’Annunzio... non propriamente al centro di Lecce. Le persone che avevano deciso di aiutarmi si sono riunite in un’associazione “artistica-socio-culturale” prefiggendosi non so quali e quanti propositi subito presentati come “non a scopo di lucro”. Aprono quindi il ”Raggio Verde”. Lecce 1996... Il presidente mi nomina informalmente “Direttore Artistico” ed io prendo seriamente l’incarico: svernicio e rivernicio infissi, costruisco porte, carteggio pareti e ridipingo moquettes... mi chiedo quale sarà l’incarico del manutentore! Ma dall’alto del loro potere sono informato dei loro progetti: l’Associazione Artistico-Socio-Culturale-Non ascopo di lucro”Raggio Verde”ha infatti deciso che il 5 aprile 1996 si inaugurerà la sede. L’Associazione esordirà presentando la prima mostra personale di Enzo De Giorgi. Peccato ch'io lo sappia solo adesso, che manca solo una settimana e soprattutto che ho solo un quadro pronto. L’idea di esporre tanti dipinti tutti miei, con gli inviti e le locandine, coi trafiletti sul Quotidiano e magari sulla Gazzetta del Mezzogiorno mi rende euforico ed iperproduttivo. Compro un pannello di MDF, ne ricavo sette riquadri di uguale misura. Un altro ritaglio un pò più grande lo avevo già. Inizio a disegnare di getto. Direttamente con un pennarello. Uso della sabbia mista a colla e a gesso “bianco di Bologna” per riempire alcuni spazi...coloro ad olio. La mia stanza è diventata un laboratorio. Dalle casse del mio stereo i cd di Lolli danno il meglio di sè. Non ricordo di aver progettato niente, eppure otto nuove “cose”hanno visto la luce. Non so se vanno bene per una mostra. Ho paura della reazione della gente...forse il Presidente del Raggio Verde si aspettava altro da me ... In ogni caso in una settimana non potevo fare di più. Devo decidere il titolo della mia mostra. Il titolo di ogni quadro è già riportato in un angolino, in basso a destra sul dipinto stesso: “L’isola verde”, “Un uomo nascosto”, Sotto il peso di una tremenda felicità”, “Voglia di rinascere su un camioncino rosso”, “Come i miei occhi tra le dita”,”La giacca”, “Le pagine le giravo sempre con il fuoco”. Indiscutibile il riferimento Lolliano. Resta l’indecisione del nome da dare alla mostra; ne ho due: “Fiori Velenosi” e “Consce Angosce”. Li unisco ed esce fuori “Consce angosce ed altri veleni”. Porto i miei "capolavori" sul luogo del delitto a venire. Il presidente (che in realtà è una presidentessa) fa mille facce, ma non capisco se sono facce da sì o facce da no. Abbiamo appuntamento con il critico di turno, perchè altrimenti che mostra è? _ Dovrà dire due parole sull’artista e due sui quadri_ mi dice il presidente _...ma tu non dire che ti hanno ispirato i testi di Lolli, perchè non sappiamo come la pensi politicamente e poi perchè potrebbe risultare riduttivo specificarlo...in più forse neanche lo conosce..._. Arriva il critico (donna anche lui); mi fa un pò di domande sul mio passato scolastico. Sa leggere tecnica e contenuti dei dipinti come la chiromante sa leggere la mano, ma come una chiromante, non indovina quello che io non le dico. Di conseguenza niente Lolli nei miei disegni, ma tormenti interiori e ancosce affiorate. Arriva il momento dell’inaugurazione. La sala è piena. Il critico fa il suo discorso a braccio. Il sottoscritto con un sorrisetto tremulo annuisce a quelle belle parole.Il Critico è una donna che sa il fatto suo; è venuto con il suo compagno, un architetto simpatico coi capelli e la barba bianca che, con fare complice, si pone davanti ad una porta per coprire gli scandali del “retrobottega”che una tenda troppo stretta non riesce a velare ...e mi fa delle smorfie come per dire _non ti preoccupare, ci penso io a nascondere le “mafagne”_ (prima o poi con questo qui farò qualcosa) . Tutto fila liscio tra i familiari, qualche amico, i soci del Raggio Verde e qualche invitato fatto venire apposta per dimostrargli le nostre capacità. Il Presidente si vanta della sua idea strategica consistente nell’aver fatto coincidere la data della mostra con quella del giorno dei “Sepolcri", visto che il locale è proprio di fronte alla Chiesa di S. Matteo e che quel tratto di strada in questa settimana è affollatissimo. Io penso che forse chi va in Chiesa in questi giorni non è predisposto a sorbirsi i miei vomiti lolliani ... e lo sguardo severo che alcune vecchine hanno lanciato su un quadro in posizione particolarmente felice e visibile anche dalla processione me lo confermavano, ma poi, sul tardi, quando ormai stanco sto per chiudere bottega, ecco che la sala si riempie nuovamente. E’un pubblico inatteso e insperato. E’ gente che non sa neanche che oggi si festeggiano i “Sepolcri”. E’ gente che vive la notte, forse una notte un pò provinciale e sicuramente lontana dalle notti metropolitane che possono venire in mente ...è comunque gente diversa dai miei familiari, dai miei parenti, dai soci del Raggio Verde e soprattotto dal suo Presidente. Si discute di arte e di musica, si guardano i quadri parlando di Lolli e della poesia dei suoi testi, delle sue canzoni...un Lolli finalmente pronunciabile, non più rinnegabile, un Lolli che tutti conoscono e apprezzano. Vivo la mia prima mostra di pittura con intensità e presenza. Anche troppa presenza. Infatti arriva il lunedì di Pasqua. E’ mattino e c’è un bel sole, ma decido ugualmente di tenere la mostra aperta nell’eventualità di qualche turista straniero. Lecce è deserta. Entra un tipo benvestito. Osserva attentamente i dipinti, mi squadra dalla testa ai piedi e poi riguarda i quadri. _ Li hai fatti tu?_ mi chiede. Col mio sorrisetto idiota e la testa dico di sì sperando che si tratti di un acquirente, visto che la mostra è quasi finita e non ho venduto niente. Rimango deluso e un pò spaventato quando mi confessa di essere uno psichiatra e che riscontra nei miei dipinti analogie con disegni di pazienti fortemente affetti da malattie mentali. Poi se ne va ed io chiudo e mi convinco che il pazzo è lui che invece di andarsene al mare passa il lunedì di Pasqua a visitare i miei “veleni”. Tra l’altro è stato l’unico visitatore dell’intera giornata. Vaffanculo tu, i tuoi malati di mente e i loro scarabocchi. In occasione di questa esposizione conosco anche Olga, prima stravagante figura dall’età avanzata, poi amica, sostenitrice artistica e guida ...ma questa è un’altra storia.>> (da "Tra gli scogli ogni tanto degli occhi", Enzo De Giorgi, 2003)
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