Musica e pittura

Enzo de Giorgi
ha avuto sempre la bellezza come bussola orientante,  sin dai suoi esordi all’Istituto d’Arte di Lecce. I suoi percorsi in Accademia di Belle Arti lo hanno “contaminato” con tante forme espressive senza eleggere un maestro di riferimento univoco, conducendo il suo cammino attraverso sperimentazioni disparate, tenendo fede però a quella fragranza intellettuale che lo caratterizza anche adesso nell’insegnamento nel Liceo artistico di Lecce.
Enzo De Giorgi ha l’eleganza e il rispetto formale che risiede solo in chi ha le idee chiare e il talento per poterle raccontare. Non è etichettabile in una categoria estetica, semplicemente perché la sua cifra stilistica è diretta, rispettosa di un’armonia intrinseca che ne connota l’equidistanza visiva e contenutistica. “Considero la materia stessa, al pari della sua forma, parte del significato dell’opera” ed è questa profonda onestà che connota il suo ductus grafico, immaginifico e al tempo stesso riconoscibile, sognante e reale. E’ un idea di bellezza corroborata da una lunga frequentazione con la musica. La musica ha necessità di un interprete, la pittura no ed in Enzo de Giorgi la sua figurazione interpreta l’armonia, la tonalità, il colore, l’andante o il crescendo, ribaltando la scena in primo piano. Non ha ombra la sua immagine, il colore domina anche il buio come le note che non hanno peso ma puntellano il pentagramma connotandole e suggerendo un incipit ed un finale. L’artista è il narratore ma il finale non è scontato, raggiunge il rapporto interiore con l’equilibrio formale e con la consonanza del ricordo, della memoria e della poetica della armonia.

Maria Agostinacchio


De Giorgi, vent’anni di pittura sulla musica di Lolli


Quotidiano di Puglia 4 settembre 2016
di Marinilde Giannandrea

Il passato e il presente si confrontano in un dialogo serrato. Con “Ventanni dopo”, la mostra in corso negli spazi della Fondazione Palmieri a Lecce, Enzo De Giorgi guarda a quello che era e fa il punto su quello che è diventato. Le tele, realizzate nel 1996 per la sua prima personale leccese, sono accostate a nuovi lavori e hanno come motivo di fondo i testi di Claudio Lolli, il cantautore impegnato degli anni Settanta, il poeta degli anni Novanta. Una passione giovanile che si rinnova, ma che testimonia come la pittura di De Giorgi abbia avuto una sostanziale mutazione.
Più drammatici - con echi lontani di Transavanguardia e inserti di materiali diversi - i lavori del 1996 hanno un segno più duro e claustrofobico, costretto per lo più in spazi chiusi e surreali. Nelle opere del 2016 il colore si distende senza remore e i soggetti trovano il loro spazio in luoghi aperti, a volte con riferimenti al paesaggio salentino. Si potrebbe dire che è il tormento, quello giovanile, è scomparso anche perché i colori caldi, i rossi e gli aranci che De Giorgi predilige, sono assolati e palpitanti. Tuttavia anche in queste opere la malinconia e l’assenza permangono senza dichiararsi apertamente. Forse perché i suoi personaggi hanno sempre gli occhi chiusi, le prospettive sono slittanti mentre il colore solare confonde e mescola i piani della realtà.
Le citazioni alle opere del 1996 sono elementi a volte visibili e a volte più sottesi. È una rivisitazione tecnica ma soprattutto emotiva e l’omaggio che l'artista fa a se stesso e a quello che è diventato è sottolineato anche dal fiore che ricorre in tutte le ultime tele. In questo senso il dialogo che si stabilisce tra passato e presente è un dialogo soprattutto esistenziale, perché nel confronto non si pongono solo questioni pittoriche, ma piuttosto si riflette sui processi e i cambiamenti.
È come ascoltare la stessa canzone – quella che ha accompagnato i desideri e i tormenti della giovinezza – dopo vent’anni. Spesso c’è il disincanto, la consapevolezza un po’ cinica della maturità, ma non per Enzo De Giorgi. Perché, al di là delle differenze di stile, la sua natura poetica e sognatrice sembra avere trovato oggi, più di allo- ra, un respiro lungo che lo porta ad architettare un mondo fiabesco e una narrazione in cui mescola piani, paesaggi, figure femminili che sembrano ninfe, masserie, campi coltivati, muretti a secco, trasferendoli in un mondo collegato alla realtà solo da un filo sottile.
E in questo guardarsi indietro, senza timore, ma con un senso di piena consapevolezza, riaffiorano ancora una volta i versi di una canzone di Lolli che nella “Giacca” scrive: «Bisogna andare, fino in fondo, in fondo a tutto in fondo a noi, in fondo agli argini del mondo, alla paura che mi fai».

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La copertina è questo mese dedicata all’artista Enzo de giorgi e ai suoi primi vent’anni d’arte! Tanti ne sono passati da quando un giovane talentuoso varcò a Lecce la soglia dell’associazione “Raggio Verde” condividendone entusiasmo e sogni. é un privilegio aver percorso un tratto di strada insieme ed è bello ritrovarsi, a distanza di anni, con lo stesso desiderio di fare e l’inossidabile passione per l’arte.
VENTANNIDOPO
Leggi il numero completo di Arte e Luoghi di agosto 2016
come-i-miei-occhi-tra-le-dita-2016
incubo-numero-zero-2016
la-giacca-2016
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come-i-miei-occhi-tra-le-dita-1996
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Un-uomo-nascosto-1996
voglia-di-rinascere-su-un-camioncino-rosso-1996
Rivisitazione tecnica ed emotiva dei dipinti esposti nella prima mostra del 1996
VENTANNIDOPO
AUTUNNOD'AUTORE 2016