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La copertina è questo mese dedicata all’artista Enzo de giorgi e ai suoi primi vent’anni d’arte! Tanti ne sono passati da quando un giovane talentuoso varcò a Lecce la soglia dell’associazione “Raggio Verde” condividendone entusiasmo e sogni. é un privilegio aver percorso un tratto di strada insieme ed è bello ritrovarsi, a distanza di anni, con lo stesso desiderio di fare e l’inossidabile passione per l’arte.
VENTANNIDOPO
Leggi il numero completo di Arte e Luoghi di agosto 2016
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Rivisitazione tecnica ed emotiva dei dipinti esposti nella prima mostra del 1996
VENTANNIDOPO
De Giorgi, vent’anni di pittura sulla musica di Lolli

Quotidiano di Puglia 4 settembre 2016
di Marinilde Giannandrea

Il passato e il presente si confrontano in un dialogo serrato. Con “Ventanni dopo”, la mostra in corso negli spazi della Fondazione Palmieri a Lecce, Enzo De Giorgi guarda a quello che era e fa il punto su quello che è diventato. Le tele, realizzate nel 1996 per la sua prima personale leccese, sono accostate a nuovi lavori e hanno come motivo di fondo i testi di Claudio Lolli, il cantautore impegnato degli anni Settanta, il poeta degli anni Novanta. Una passione giovanile che si rinnova, ma che testimonia come la pittura di De Giorgi abbia avuto una sostanziale mutazione.
Più drammatici - con echi lontani di Transavanguardia e inserti di materiali diversi - i lavori del 1996 hanno un segno più duro e claustrofobico, costretto per lo più in spazi chiusi e surreali. Nelle opere del 2016 il colore si distende senza remore e i soggetti trovano il loro spazio in luoghi aperti, a volte con riferimenti al paesaggio salentino. Si potrebbe dire che è il tormento, quello giovanile, è scomparso anche perché i colori caldi, i rossi e gli aranci che De Giorgi predilige, sono assolati e palpitanti. Tuttavia anche in queste opere la malinconia e l’assenza permangono senza dichiararsi apertamente. Forse perché i suoi personaggi hanno sempre gli occhi chiusi, le prospettive sono slittanti mentre il colore solare confonde e mescola i piani della realtà.
Le citazioni alle opere del 1996 sono elementi a volte visibili e a volte più sottesi. È una rivisitazione tecnica ma soprattutto emotiva e l’omaggio che l'artista fa a se stesso e a quello che è diventato è sottolineato anche dal fiore che ricorre in tutte le ultime tele. In questo senso il dialogo che si stabilisce tra passato e presente è un dialogo soprattutto esistenziale, perché nel confronto non si pongono solo questioni pittoriche, ma piuttosto si riflette sui processi e i cambiamenti.
È come ascoltare la stessa canzone – quella che ha accompagnato i desideri e i tormenti della giovinezza – dopo vent’anni. Spesso c’è il disincanto, la consapevolezza un po’ cinica della maturità, ma non per Enzo De Giorgi. Perché, al di là delle differenze di stile, la sua natura poetica e sognatrice sembra avere trovato oggi, più di allo- ra, un respiro lungo che lo porta ad architettare un mondo fiabesco e una narrazione in cui mescola piani, paesaggi, figure femminili che sembrano ninfe, masserie, campi coltivati, muretti a secco, trasferendoli in un mondo collegato alla realtà solo da un filo sottile.
E in questo guardarsi indietro, senza timore, ma con un senso di piena consapevolezza, riaffiorano ancora una volta i versi di una canzone di Lolli che nella “Giacca” scrive: «Bisogna andare, fino in fondo, in fondo a tutto in fondo a noi, in fondo agli argini del mondo, alla paura che mi fai».

“Ventanni dopo” è aperta fino al 16 settembre.
Orari: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 21.
AUTUNNOD'AUTORE 2016